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LA SCUOLA CHE FU -"PROFUMO D'INCHIOSTRO" Stampa E-mail
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LA SCUOLA CHE FU -"PROFUMO D'INCHIOSTRO"
Pagina 2

PROFUMO D’INCHIOSTRO

Durante una rappresentazione del presepe vivente del gruppo Folk , si sono rivissuti nei vecchi cortili i mestieri e le situazioni del passato: in un cortile è stata ricostruita proprio la scuola di una volta, dove i ragazzi si sono divertiti a far passare i vecchi sillabari, a scrivere con le cannucce con pennini a inchiostro, a visionare vecchie pagelle e vecchie foto.
Image E’ interessante tornare con la mente a ritroso e vedere come era la scuola del passato, senza averne nostalgia; se mai solo per conoscere ed eventualmente coglierne alcuni valori.
I ricordi appartengono a un mondo povero e contadino e il nostro sguardo, misurando il divario fra come eravamo e come siamo diventati, è ancora più stupito, perché sembra incredibile che solo cinquant’anni ci separano da un modo di vita tanto diverso e tanto aspro.
Di solito si andava a scuola verso la metà di ottobre; prima però che la classe fosse al completo si arrivava anche alla fine di novembre perché i ragazzi dovevano custodire le mucche al pascolo ed aiutare i genitori nei lavori di campagna. Per lo stesso motivo le assenze erano numerose anche durante l’anno, specie da parte dei maschi. Si frequentavano le lezioni dalle otto a mezzogiorno e dalle due fino alle quattro e mezza. Poche cose in una cartella di pezza: qualche quaderno con la copertina nera, il sillabario, l’astuccio di legno anche a doppio scomparto con dentro una cannuccia con l’assortimento di pennini con la punta “a torre” traforati, che scrivevano sottili come un capello, ma che si spezzavano subito, qualche foglio di carta assorbente, una gomma da cancellare e alcune “pitturine”, matite colorate di legno non tinto.Per i maschi era obbligatoria la blusetta nera, mentre per le femmine era obbligatorio il grembiule, pure nero, con un fiocco bianco al collo.
Le aule erano molto grandi: vi si riunivano in ognuna dai quaranta ai cinquanta alunni frequentanti contemporaneamente classi diverse; vi erano le pluriclassi dove sedevano magari nello stesso banco ragazzotti già con la peluria sulle labbra (qualcuno era pluriripetente!) e bambini alle prime prese con la scuola.
A Bossico le scuole sono state costruite nel 1919 (l’attuale Municipio) con sole tre aule, per cui per un po’ di tempo vi furono ogni anno almeno due pluriclassi.
I banchi, per tre o quattro scolari, avevano un lungo piano inclinato e i sedili uniti gli uni agli altri. L’inchiostro stava in tanti vasetti infilati nel piano, riempiti al mattino dalla bidella e spesso per qualche scrollone, dovuto a bruschi spostamenti , fuorusciva facendo cadere macchie sul banco e per terra: si sentiva veramente profumo d’inchiostro!
Durante l’inverno funzionava una stufa che spesso non tirava bene, vuoi per la legna un po’ verde, vuoi per le situazioni atmosferiche, vuoi per l’ostruzione delle canne fumarie, per cui il fumo riempiva l’aula, costringendo così ad aprire le finestre. Faceva freddo, venivano i geloni e non era raro sentir battere i denti. Qualche esercizio fisico di ginnastica tentava di ovviare al disagio.
La confusione era continua: urla della maestra o del maestro, pianti, spintoni… vi erano gli indisciplinati che andavano a finire spesso dietro la lavagna o nel banco “dell’asino”. Sovente le maestre o maestri calavano la bacchetta flessibile e sottile sulla schiena e sulle dita dei malcapitati; schiaffi, pizzicotti e tirate d’orecchie erano la norma. Picchiare era un’abitudine diffusa. Tale metodo pedagogico (sancito dal sistema) lo usavano i preti, i genitori, i parenti e quindi anche le maestre. I bambini in generale erano rassegnati e non avevano dalla loro parte alcun difensore.
Se si riferiva a casa di averle prese a scuola dalle maestre, arrivava puntuale anche la dose da parte dei genitori.



 
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