Costa Volpino sorge tra l’inizio della Valcamonica ed il punto di affluenza del fiume Oglio nel lago d’Iseo,  su una fascia pedemontana alla destra del fiume, a 200 metri sul livello del mare.

Nel settembre 2015 in località Bersaglio è stata inaugurata la prima area sosta camper attrrezzata dell’alto lago d’Iseo.

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Costa Volpino acquistò una certa importanza dal punto di vista strategico militare a partire dal sec. X nel borgo sorsero notevoli opere difensive intese a proteggere le popolazioni locali dalle invasioni degli Ungari. Queste prime difese si trasformarono successivamente nei castelli di Volpino, Qualino e Ceratello per il cui possesso si scatenò una lunga guerra tra Bergamo e Brescia, durata con alterne vicende per circa un secolo.
La lotta culminò con la sconfitta dei bergamaschi nei pressi di Palosco (marzo 1156). Federico Barbarossa, sceso in Italia nel 1158, intervenne nella controversia in favore dei bergamaschi imponendo a Brescia la restituzione dei tre castelli a Bergamo. In un successivo atto di pace fra bergamaschi e bresciani, dell’11 agosto del 1198, i contendenti si impegnarono a distruggere il castello di Volpino. Il 6 dicembre del 1427, Costa Volpino assieme a Lovere, Bossico, Sovere, Sellere ed altre terre passò alla repubblica di Venezia che per quasi quattro secoli seppe assicurare la pace su tutto il territorio bergamasco favorendone lo sviluppo economico e sociale.

Il territorio  è suddiviso in sette piccoli centri storici, che vanno a comporre altrettante frazioni.

La frazione di Piano è la zona piana compresa tra il fiume Oglio, il lago e il comune di Pisogne. si è svilluppata negli anni Sessanta con la definizione di un centro moderno e industriale. Molto caratteristico è il gruppetto di case denominato “Pizzo”: un miscuglio di antico e di nuovo, un luogo nel quale il passato si incrocia col presente.

Volpino, d’origine romana, la cui antica denominazione indicava una zona abitata da volpi. Attualmente il piccolo borgo conserva ancora antiche abitazioni con portoni ed arcate in perfetto stile medievale. La parrocchiale del paese, ampia e solenne, intitolata a S. Stefano Martire, ha come elemento più appariscente la grandiosa ancona lignea di scuola Fantoniana con le statue di S. Giovanni Battista e S. Michele. La pala raffigura la Madonna con il bambino in gloria, coi santi Stefano e Girolamo. Poco distante dalla chiesa si erge la cappella S. Carlo Borromeo, a lui intitolata a memoria del passaggio a Volpino. Questa cappelletta degna di menzione fu restaurata nel 1186.  Situato sopra un’imponente corno di roccia, deve però la sua notorietà proprio alla presenza di attività estrattive di volpinite, un tipo particolare di gesso che ha preso il nome dal paese stesso, utilizzata in coloreria e nell’industria cementifera. Le cave antiche del pregiato marmo volpinite, del gesso di Volpino e del marmo statuario sono ancora oggi in uso.

Il borgo di Corti, d’origine medievale, ingranditosi nel XX sec. fino al lago d’Iseo,il nome della frazione risale alla “Curtis” medievale, complesso di edifici-castello-fattoria. Il patrono è S. Antonio Abate a cui fu dedicata la prima chiesa parrocchiale, ricostruita in forme più ampie nel 1848 .Durante recenti lavori di restauro dell’ancona a soasa maggiore, si è scoperto che la stessa risale al primo cinquecento e che la decorazione originaria è per la maggior parte in oro zecchino.
A Corti dal 1925/1926 è sistemata la sede municipale ed è la zona che ha conosciuto intorno agli anni ’60 il maggiore sviluppo demografico ed edilizio

Branico, la terminazione in “ico” denota la indubbia origine celtica, mentre la radice può derivare dal nome proprio gentilizio di persona, Branius. Si stende sul versante sud del monte detto della Costa a 319 metri s.l.m. La chiesa parrocchiale, che sorge su un poggio roccioso dedicata a S. Bartolomeo Apostolo, fu edificata intorno al 400 e successivamente ampliata nel 700.
Nel 1975 durante lavori di restauro, sono stati scoperti affreschi del 400, raffiguranti l’ultima cena e una crocifissione, opere di scuola locale. Il centro abitato è in notevole espansione grazie alla realizzazione di complessi edilizi sorti negli ultimi anni.
E’ sorto inoltre un centro sportivo assai moderno ed efficiente grazie alla realizzazione di un nuovo campo polivalente (tennis-pallavolo-pallacanestro) sorto a fianco dell’esistente campo di calcio; completa la struttura ricreativo-sportiva della frazione, il bocciodromo coperto.

La frazione di Qualino  è posta sopra un ampio terrazzo e deve il nome dal latino “Aqualinus”, luogo ricco di acqua posta a 438 mt. slm. In passato il territorio era interamente coltivato,  da questo logosi ha un panorama completo del lago d’Iseo e della bassa Valcamonica. Il centro è di origine medievale ed è suddiviso in piccole contrade, con ballatoi e loggiati in legno.

Flaccanico
Deriva dal nome proprio di persona di origine romana “Flaccanius”. Si stende sul versante della Costa ed era abitato, nel passato, prevalentemente da contadini e pastori. Lungo il corso dei secoli seguì le vicende di Qualino da cui dipendeva sia come territorio che come parrocchia.
Agli inizi del novecento venne costituita una specie di “cassa mutua” da parte dei capofamiglia locali per aiutare i più bisognosi. L’istituzione svolse la sua opera fino all’avvento di nuove forme socio assistenziali.

Ceratello
Posto a dominare le sottostanti frazioni dai suoi 813 mt. slm., aveva anticamente nei pressi dei ruderi di un castello, una semplice cappella per la pietà dei mandriani.
Sulla stessa area sorse nel 1737 l’ attuale chiesa dedicata a S.Giorgio martire. Nell’impianto architettonico essa ripropone lo schema consueto alle chiese della zona: facciata a due ordini sovrapposti con timpano curvilineo e portico a tutta ampiezza. Nel suo interno, rinnovato nella decorazione generale del 1965, si distingue nettamente la tavola centrale con la Madonna e il Bambino tra i santi Giorgio e Rocco di ignoti esecutori del 500, racchiusa in una bella ancona lignea con colonne riccamente intagliate.
Pure di ignoto ma presumibilmente del 700 la pala del Madonna col Bambino ed i santi Fermo ed Antonio di Padova. Assai pregevole il settecentesco altare del Rosario in marmi scelti intarsiati con medaglia incisa al paliotto. Ceratello dette i suoi natali all’inizio di marzo 1850 a don Alessio Amichetti, nobile figura di sacerdote e di illustre naturalista, grande cultore della geologia del Sebino. Pubblicà numerosi scritti, ma l’opera che più lo rese famoso fu “Una gemma subalpina”, pubblicata a Lovere nel 1896, in cui l’Amighetti mette in risalto le meraviglie geologiche della zona del Sebino. Per le sue benemerenze e per le sue doti fu membro della Società Geologica Italiana, socio dell’Ateneo di Bergamo e Brescia e venne insignito della Croce di Cavaliere della Corona d’Italia. Morì a Branico il 27 gennaio 1937. E’ tra le frazioni, data la posizione ambientale, che vanta una discreta affluenza turistica. Attività ricreative stanno sorgendo come supporto al turismo.

 

 

 

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