Sembra che le origini di Bossico siano molto antiche, potrebbero risalire addirittura alla preistoria, stando ad alcuni risultati degli studi trovati sui graffiti preistorici scoperti in Valcamonica, dove risulta che quei popoli in occasione di inondazioni o d’invasioni si rifugiavano sugli altopiani “viciniori”. A Bossico sono state scoperte finora quattro rocce recanti incisioni rupestri raffiguranti delle coppelle.

Nell’800 furono trovate delle monete del periodo di dominazione romana; infatti dall’altopiano, con un’eccellente posizione strategica, era possibile controllare vasti tratti delle strade della Val Borlezza ,la Valcamonica e la Valcavallina.

Nell’epoca di mezzo, il vescovo di Brescia  fece costruire un castello a ridosso dell’abitato. Sotto la dominazione veneta, ha dato, alla Repubblica di Venezia, sacerdoti tenuti in gran considerazione commercianti molto abili negli affari.

Molto ricordata è la peste del 1630, ma non fu certamente così terribile, come ci viene tramandata. Il registro dei morti del 1630 – 31 – 32 parla di 58 morti: un fatto certamente tragico per la piccola comunità, anche perché aveva colpito tutte le famiglie. La tradizione bossichese ha due versione riguardanti il “Casì de la pest” (casino della peste), situato sul pendio del monte Colombina,la prima è che nel 1630 nel “casì” vi trovarono rifugio nove appestati e che i paesani andassero a portar loro il mangiare, la seconda è che nove persone occuparono quella stalletta per sfuggire al contagio. Essi si preparavano il pane d soli, lo mettevano fuori e, se esso ingialliva, era segno che il morbo perdurava.

Il paese ha dato i natali a un sommo artista, poco ricordato: Padre Fortunato Sterni, vissuto tra il 1700 e il 1800. Egli salvò il convento e la chiesa di S.Maria delle Grazie di Bergamo, facendo omaggio a Napoleone di una sua stupenda opera incisa in pietra durissima, intitolata “Trionfo delle 4 stagioni”. Quest’opera, esposta al Louvre di Parigi, era costata a Padre Sterni ben 7 anni di lavoro.

Nel 1855 fu curato a Bossico Mons. Geremia Bonomelli, divenuto poi celebre vescovo di Cremona.

 

  

 

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